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Quelle scarpe antinfortunistiche che mi hanno portato in Grecia

Classe 1963, messo in minoranza in casa perché padre di tre magnifiche figlie e una bellissima moglie, a chiudere un quartetto tutto rosa. Michele Debenedictis ultra runner, in un paese dove il calcio la fa da padrone, non ci stava a guardare le partite seduto in tribuna o sul divano a commentare quanto avrebbe di meglio potuto fare la sua squadra; lo sport Michele voleva praticarlo.

Di lui ho sempre saputo ben poco, o meglio mi hanno sempre raccontato quanti chilometri avesse macinato di domenica in domenica, riduttivo rispetto a quanto realmente avessi voluto sapere. A me non interessavano i tempi, piazzamenti e ancor di più non amavo le interviste a cui si prestava, il cui format di domande poste, ricadevano sempre nelle stesse scontate dinamiche del: quanto tempo ci hai impiegato? quanto ti sei allenato? quanti km questa volta?

A me interessava ben altro, e notavo la stessa identica cosa nei suoi occhi. Avrebbe voluto raccontare e rispondere ad altre domande. Come scrivere, allora, senza cadere nel banale, l’avventura di un uomo il cui amore per la corsa è nato per puro caso?

Villapiana, agosto 2005.

Per quelli come Michele abituati a lavorare da sempre, girare per casa già dalle 6 del mattino rientra nella routine quotidiana, che siano vacanze o meno.

Dal balcone di fronte casa, anche un suo amico sembrava non avere sonno:

“Vidi saltellare Piero e mettersi le scarpe da ginnastica”.

Su invito dello stesso amico e vicino di casa, Michele indossò le scarpe che ritenne adatte per l’occasione. Erano scarpe antinfortunistiche! Raggiunse l’amico e corse i sui primi 5 km. L’indomani, sulla scia dell’euforia per quanto di nuovo avesse scoperto, Michele tornò a correre, stessa ora, stesso percorso. Giunto sotto casa, venne raggiunto da un suo amico, Salvatore Scaltrito, che vedendolo allenarsi, lo invitò a correre il giorno seguente con il suo gruppo di runners per una “quindicina di chilometri”.

“Accettai, ma in mente mi ripetevo: chi cazzo li ha mai fatti 15 km?!”

Non aveva mai corso così tanto, ma si presentò comunque all’appuntamento alle 6 del mattino, si unì al gruppo e concluse senza fatica i 15 km di corsa.

Di ritorno a Gravina e con in tasca un buono sconto ricevuto per l’acquisto di un paio di scarpe da running, decise che ne avrebbe fatto buon uso.

Nel gennaio del 2006, su invito di Oronzo Deleonardis, si iscrisse all’associazione sportiva “Dorando Pietri” di Gravina, e qualche mese più tardi, in compagnia di un altro associato che gli faceva da guida, partecipò alla sua prima gara, la Maratona internazionale di Roma.

Ma in lui qualcosa cominciava a farsi sentire, 42 km sono tanti da percorrere a piedi, ma “avvertivo la voglia di proseguire una volta tagliato il traguardo”.

Nel 2009 la svolta. Individuata la gara Pistoia Abetone, decise che sarebbe stata quella l’inizio della sua nuova ultra avventura: 5 ore e 9 minuti per correre 50 km.

Nel 2010 fu la volta della 100 km del Passatore, gara che vanta ogni anno la presenza di grandi specialisti sulla lunga distanza, tra cui il dodici volte vincitore del percorso e più volte campione del mondo su distanze di 100 km, il romano Giorgio Calcaterra.

Michele partì da Firenze e giunse a Faenza, tagliando il traguardo con un tempo di 10 ore e 16 minuti.

“Lungo il percorso fu incoraggiante il sostegno di tre atleti e amici di associazione, Giuseppe Moliterni, Fulvio Fonte e Rosa Cannone”.

Dal 2014 colleziona una serie di vittorie di categoria, tra campionati italiani e gare regionali, correndo sempre più a lungo e sempre più chilometri, passando dalla 6 ore alla 24 ore, dalla 50 km alla 100 km, sino a percorrere distanze proibitive, come la Milano-Sanremo, 285 km, dove fu il primo italiano al traguardo e quarto nella classifica generale.

In tutto questo correre, Michele aveva in mente però una gara a cui avrebbe voluto prendere parte, ma che la sorte gli aveva tolto la possibilità, a causa di un ripescaggio che non volse a suo favore.

A maggio arrivò la chiamata, da quell’urna il suo nome venne fuori, avrebbe preso parte alla Sparthatlon, una corsa che, a partire dal 1983, si tiene ogni anno tra Atene e Sparta in Grecia. Per la sua lunghezza di ben 246 km rientra nella categoria delle cosiddette ultramaratone. Quattro mesi di preparazione e una sola domanda: come annunciarlo a casa senza destare preoccupazione? “Non erano tanto i km a intimorirmi, quanto il fatto di annunciarlo il prima possibile in famiglia. Alle mie figlie lo dissi subito, mentre a mia moglie mostrai due biglietti per la Grecia… ma solo qualche giorno più tardi”.

Di lei, sua moglie, ne parla sempre con l’amore negli occhi. La prima persona che annovera in ogni racconto della sua vita sportiva e privata. Ad Atene, il giorno della Sparthatlon rincontrerà il suo sguardo, sotto una pioggia incessante, al quarantesimo e poi all’ottantesimo km.

“La forza, un ultramaratoneta, la cerca nella testa ancor prima che nelle gambe”.

Più i km aumentavano, più si sentiva bene e stimolato, il pensiero di ritrovare al traguardo sua moglie e di poter scorgere la statua di Leonida si trasformava in carburante per le gambe.

E poi la distanza si riduce, aumentano le lacrime sul suo volto, due scalini ancora, la mano sul piede di Leonida. È finita! 246 km!

Ho provato a chiedergli: “È arrivato il momento di ridurre tutti questi chilometri?”.

Mi ha risposto sorridendo: “Ancora no”.

Ne è passato di tempo da quell’estate a Villapiana dove con delle scarpe antinfortunistiche iniziò la sua corsa, un po’ come Leonida, la leggenda greca con i sandali ai piedi. Entrambi non hanno mai mollato la strada, giungendo al traguardo, ognuno a modo suo.

Infine un messaggio lo rivolge a tutti i ragazzi:

“Regalatevi emozioni vere nella vita! Lo sport concede sensazioni uniche, amicizie sincere e grandi soddisfazioni”.

 

 

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